» Mazzini Drago Maria  
San Francesco di Albaro (Genova), 1774 Genova, 1852
 

 

 
U. Borzino - Mariai Mazzini - dipinto - Museo del Risorgimento - Genova  

Figlia di un agiato mercante sposò, nel 1794, Giacomo Mazzini, giovane medico che ricoprì incarichi politici nel Repubblica giacobina di Genova (1797).

Ebbe quattro figli, tutte femmine ad eccezione di Giuseppe, terzogenito, nato nel 1805.

L’ultima, Francesca, fragile e malaticcia, venne al mondo nel 1808. Il legame con il figlio maschio fu fortissimo. Spirito religioso, Maria affidò dapprima l’educazione del ragazzo a padre Luca Agostino Descalzi, uno dei giansenisti che ella frequentava da tempo e che erano le sue guide spirituali. Contro il volere del marito, nel 1820 avviò il figlio agli studi giuridici.

Dieci anni più tardi, nel 1830, il suo arresto per appartenenza alla carboneria avrebbe segnato nella vita della madre una svolta fondamentale. Maria si schierò senza riserve dalla parte del figlio.

Tornata in fretta dalla villa di campagna, fece sparire le carte che avrebbero potuto comprometterlo e nei mesi della detenzione tenne personalmente i collegamenti tra lui ed i confratelli. Nel 1831 l’esilio esaltò ulteriormente la passione della madre.

Da allora Maria visse in funzione di Mazzini ed al suo servizio, scrivendo nelle lettere a lui una autobiografia sentimentale tanto appassionata ed ardente da parere non di rado impudica e morbosa. Nell’epistolario si disegna l'immagine di una donna forte, intelligente, ironica, sensibile, coraggiosa. Vi faceva spesso professione di modestia, ma modesta Maria non era. Agostino Ruffini, una volta consumato il proprio distacco dai Mazzini, scriverà che «ella non vede che sé al mondo [...] Dentro l’Italia non c'è che lei, fuori d'Italia non c'è che suo figlio.

Le altre madri non hanno diritto né di dolersi. né quasi d'amare i figli lontani». Maria fu vicina al figlio fattivamente. Cooperò all’organizzazione materiale dei suoi spostamenti clandestini e soprattutto ne foraggiò la lontananza. Questa del denaro fu una sua preoccupazione costante: vincendo difficoltà oggettive, aggirando la volontà del marito, persuaso che Mazzini dovesse vivere del suo, lo rifornì regolarmente di contanti.

Quando nel 1848 Mazzini tornò in Italia, Maria fu al suo fianco a Milano. Poi la disfatta militare ricacciò il figlio in Svizzera; a dicembre le morì il marito. Maria si infiammò per la Repubblica romana e si indignò con Gioberti per le sue invettive antimazziniane. Intanto continuava a far da banchiere al figlio: con maggiore liberalità, ora che non doveva render conto al marito. La sconfitta della rivoluzione italiana riportò Mazzini sulla via dell'esilio.

La Drago fu instancabile nell'aiutare, nel fare propaganda, nel raccogliere fondi per i giornali o per la scuola operaia di Londra. Quando morì nel 1852, riuscì a fare persino dei suoi funerali un ultimo servizio reso al figlio diletto: «L'accompagnamento del suo cadavere – scrisse Pisacane a Cattaneo – è stata una imponente dimostrazione politica, l'hanno seguito gente di tutti i colori, i regi eccettuati.

Le associazioni operaie erano moltissime, infine si contavano un tre mila persone di seguito, e numero considerevole di spettatori».

Documenti
 

Il rapporto con il figlio

Il sostegno che Maria costantemente assicurò al figlio attraverso una corrispondenza fittissima è ben esemplificato dal brano di una sua lettera del 1836 (che, come le altre, conosciamo perché intercettata e copiata dalla polizia del Regno di Sardegna).

La madre di Giuseppe Mazzini. Carteggio inedito del 1834-1839, con prefazione e note di A. Luzio, Torino, F.lli Bocca Editori, 1923, pp. 92-93.

 

Il giudizio di Giovanni Gentile

In un saggio del 1919 il filosofo Giovanni Gentile illustrò l’importanza che per Giuseppe Mazzini ebbe la madre, la cui «personalità – osservava – [era] anche più forte di quella del figliuolo».

G. Gentile, La madre di Mazzini, in «Rivista d’Italia», maggio 1919, pp. 45-58.