» 01|La cultura romantica e la nuova sensibilitÓ  
 

 
J. K. Stieler - Johann Wolfgang von Goethe - 1828 ca.  

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo si affermò la cultura romantica, caratterizzata da un generale ripudio dei valori tipici dell’illuminismo, dall’affermazione della supremazia dell’intuizione e del sentimento sulla ragione, dalla proclamazione del valore dell’individuo, dall’esaltazione delle culture nazionali, dalla rivalutazione delle tradizioni storiche e dall’affermazione del primato dello spirito sulla materia.

Il romanzo I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe, pubblicato nel 1774, fu uno dei testi che più contribuirono – insieme a René di Chateaubriand, pubblicato nel 1802, e al Pellegrinaggio del giovane Aroldo di Lord Byron, pubblicato tra il 1812 e il 1818 – alla diffusione della cultura romantica in Europa i cui tòpoi letterari spaziavano dal tema del viaggio al gusto per l’esotismo, dall’esaltazione dell’individualità irrequieta alla contemplazione del passato, dal rapporto con la natura alla religiosità mistica fino al vagheggiamento della morte.

La patria del romanticismo letterario fu senza dubbio la Germania. Attorno al 1780, infatti, un gruppo di poeti e drammaturghi, tra i quali Herder, Goethe e Schiller avevano dato vita al movimento dello Sturm und Drang (“tempesta e impeto”) e, sul finire del secolo, grazie anche all’opera dei fratelli August e Friederich Von Schlegel e ai filosofi idealisti Fichte e Schelling, sorse quel movimento di riscoperta della nazione e di riscossa patriottica che coinvolse molti intellettuali tedeschi sulla scia delle battaglie antinapoleoniche.

Tuttavia il romanticismo non fu soltanto una corrente letteraria. Fu anche una cultura e una mentalità diffuse che, influenzando il modo di pensare e di agire degli uomini, in particolare giovani e intellettuali, si caratterizzò per lo sviluppo di una particolare sensibilità che si rifletteva anche nel costume e nei modi di vestire riuscendo a dare, in questo modo, il segno tangibile di una nuova spiritualità.

Il romanticismo influì pure in maniera determinante su tutte le correnti politiche di inizio Ottocento: dall’utopia reazionaria di De Maistre, che vedeva nell’esperienza romantica un ritorno alla tradizione e all’autorità, al liberalismo di Madame de Staël o Sismondo de Sismondi che, invece, interpretavano il romanticismo come espressione di libertà e di rottura delle norme consolidate.

Un altro elemento caratterizzante della cultura romantica, difficilmente compatibile con il sistema politico europeo scaturito dal Congresso di Vienna del 1815, fu l’affermazione dell’idea di nazione e il culto dei valori patriottici. Nei paesi dove erano presenti movimenti nazionali volti a conquistare o riconquistare la loro indipendenza (come la Polonia, la Grecia, l’Italia o l’Ungheria) il sentimento patriottico, diffuso soprattutto nelle minoranze colte, assunse una connotazione decisamente rivoluzionaria.

Furono infatti tali minoranze che svolsero un ruolo di primo piano nelle rivoluzioni nazionali della prima metà dell’Ottocento. Esse esaltarono i caratteri e la storia dei popoli elaborando le rispettive tradizioni nazionali sulla base soprattutto di stereotipi tratti in particolare dalla letteratura. Giuseppe Mazzini, ad esempio, fu il più tipico rappresentante del romanticismo democratico rivoluzionario europeo, pervaso nel suo caso da una forte componente religiosa nel quadro di una concezione politica della nazione intesa come entità culturale e spirituale prima ancora che etnica e territoriale.

 
  Giovanni Berchet, al secolo Riccardo Michelini - 1863 ca.

Il romanticismo penetrò in Italia attraverso la discussione sul libro De l’Allemagne della scrittrice ginevrina Madame de Staël. Nel 1816 Madame de Staël pubblicò, sul primo numero della rivista «Biblioteca Italiana», diretta da Giuseppe Acerbi, un articolo intitolato Sulla maniera e sulla utilità delle traduzioni che invitava gli italiani a far circolare nel paese le letterature straniere moderne.

L’ambiente romantico milanese rispose con una serie di opuscoli il più noto dei quali è la Lettera semiseria di Grisostomo di Giovanni Berchet. Da questo gruppo sorse, finanziato da ambienti della nobiltà milanese, il foglio bisettimanale il «Conciliatore» che, diretto da Silvio Pellico e redatto, tra gli altri, da Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri e Giovanni Berchet, si proponeva di conciliare la ricerca scientifica con la letteratura, sia illuminista che romantica, e il pensiero laico con il cattolicesimo. La rivista, uscita tra il 1818 e il 1819, fu soppressa dopo poco più di un anno di vita per ordine degli austriaci.

L’Italia rappresenta un tipico caso in cui le prime istanze risorgimentali coincisero con l’impegno politico-culturale influenzando tutte la letteratura e la pittura, la musica e il melodramma. Svolse un ruolo fondamentale, in proposito, Alessandro Manzoni dando un impulso decisivo alla diffusione del genere letterario del romanzo storico prima con la Lettera sul romanticismo del 1823 e, poi, con la composizione e la pubblicazione dei Promessi sposi.

Strettamente legato alla produzione letteraria fu il ruolo, spesso illustrativo e didascalico, assunto dalla pittura che rappresentò essenzialmente quadri storici o di paesaggio. Tra i maggiori esponenti della pittura romantica italiana vanno ricordati Francesco Hayez, Giuseppe Bezzuoli, Massimo d'Azeglio, Giacinto Gigante e Antonio Fontanesi.

Documenti
 

La nuova sensibilità romantica

Lo storico Adolfo Omodeo illustra sinteticamente gli elementi fondamentali del romanticismo interpretato non solo come un fenomeno letterario ma soprattutto come un profondo mutamento della forma mentis e della sensibilità degli uomini. Questa nuova coscienza generò, in campo politico, l’affermazione dell’idea liberale e del patriottismo italiano del XIX secolo.

A. Omodeo, L’età del Risorgimento, Napoli, ESI, 1955, pp. 233-240.

 

La religione della patria

Le pagine che riproduciamo sono tratte da un corso di lezioni universitarie tenute dallo storico Federico Chabod e raccolte nel volume L’idea di nazione, nel quale viene sottolineata la distanza tra l’idea poetica di nazione, a giudizio dell’autore propria della tradizione francese, da quella etico-culturale attribuita alla tradizione tedesca.

F. Chabod, L’idea di nazione, Roma-Bari, Laterza, 1974, pp. 17-19.

F. Chabod, L’idea di nazione, Roma-Bari, Laterza, 1974, pp. 55-63.