» Castiglione Virginia Oldoini Verasis contessa di  
Firenze, 1837 Parigi, 1899
 

Contessa di Castiglione. Figlia del nobile marchese spezzino Filippo Oldoini e della marchesa Isabella Lamporecchi, fiorentina, a sua volta figlia di una ballerina di teatro e di Ranieri Lamporecchi, celebre avvocato.

A diciassette anni, nel 1854, sposò il conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Cavour ed entrò alla corte di Vittorio Emanuele II. Virginia era una donna di leggendaria bellezza e di grande intelligenza. Dal carattere fiero, franco e libero. La principessa di Metternich, vedendola, la definì una «statua di carne».

Fu proprio Cavour che decise di sfruttarne il fascino. La contessa di Castiglione venne inviata in missione a Parigi, alla corte di Napoleone III, per perorare la causa dell’alleanza franco-piemontese. Era il febbraio del 1856, Virginia aveva allora diciannove anni. Il 21 di quel mese, Cavour scriveva al ministro degli esteri Cibrario, avvertendolo di «aver arruolato nelle file della diplomazia la bellissima contessa di Castiglione, invitandola a coqueter e sedurre ove d’uopo l’imperatore».

Il congresso che doveva discutere la pace dopo la guerra di Crimea, si sarebbe riunito nella capitale francese il 25 febbraio. L’ingresso di Virginia alle Tuileries fu sfolgorante. Napoleone III la ricoprì di gioielli e la contessa divenne l’amante ufficiale dell’imperatore, destando invidie e odi furibondi a cominciare dalla cattolicissima moglie di Napoleone, l’imperatrice Eugenia. La fortuna della Castiglione cominciò a declinare nel 1859, dopo l’armistizio di Villafranca, e nel 1860 fu costretta a rientrare a Torino. Tornò a Parigi l’anno dopo, riconquistando un posto centrale nella vita della capitale.

Tuttavia non riebbe mai il potere e l’influenza dei suoi sfavillanti vent’anni. Dopo la caduta dell’impero nel 1870, la contessa continuò a tessere la sua tela di amicizie influenti. Ebbe la colpa irreparabile di invecchiare e passò gli ultimi anni della sua vita in un’atmosfera di crescente cupezza. Dopo la morte, il governo italiano ordinò il sequestro e la distruzione di tutti i suoi carteggi. Sopravvivono i diari. La contessa di Castiglione è sepolta al cimitero del Père Lachaise di Parigi.