» Caniglia Maria  
1906 - 1979
 


 

 
Maria Caniglia a Trieste per la Tosca nel 1951 - Foto cortesia Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi, Trieste  

Anche se il suo temperamento e il suo profilo scenico non erano particolarmente inclini ad approfondire complessi problemi interpretativi e stilistici, Maria Caniglia è giustamente considerata una delle cantanti liriche più rappresentative e popolari del suo e di ogni tempo. Padrona di un repertorio ricco, vario e coraggioso: lei, italiana, fu memorabile interprete di Wagner; si sa, le voci wagneriane e la tecnica per la loro formazione sono particolari, specifiche e differenti da quelle adatte, ad esempio, all’opera italiana o francese. Ebbene, fu accettata e applauditissima anche dal più tradizionale pubblico tedesco.

Come soprano drammatico – timbro scuro e di intenso volume – fu interprete verdiana di Aida, Luisa Miller, Amelia in Un ballo in maschera, Elisabetta di Valois in Don Carlos, Leonora in Trovatore. Ma fu anche soprano lirico spinto come Tosca, Manon, Adriana Lecouvreur.

Va ricordata anche per le importanti riprese delle opere settecentesche Ifigenia in Aulide di Gluck, Poliuto di Donizetti, La vestale di Spontini, come della prima opera verdiana Oberto conte di San Bonifacio, splendidi melodrammi spariti da più di un secolo dai cartelloni dei teatri lirici.

Per lei scrissero importanti compositori italiani negli anni Trenta: fu Manuela ne La notte di Zoraima di Italo Montemezzi, Rossana in Cyrano di Bergerac di Franco Alfano, e Lucrezia di Ottorino Respighi, ultima opera teatrale del Maestro, che si colloca in quel filone all’epoca assai fortunato di composizioni ispirate al mito della romanità. Il melodramma fu rappresentato alla Scala nel 1937, circa un anno dopo la morte di Respighi, revisionato dal suo giovane allievo Lorenzo Perosi. Fu anche la prima interprete di Corradino lo Svevo di Pino Donati, suo marito. Dei suoi partner il più famoso fu Beniamino Gigli, dei direttori d’orchestra Arturo Toscanini.

Maria Caniglia dette la sua voce alla colonna sonora del film Manon Lescaut e apparve nelle pellicole Follie dell’opera e Il vento mi ha cantato una canzone. Per Columbia, Cetra, Voce del Padrone incise moltissimi dischi e le opere complete Il ballo in maschera, La forza del destino, Aida, Andrea Chenier, Tosca, oltre alla Messa da Requiem di Verdi.

Maria aveva studiato canto lirico al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, sua città natale, dove conseguì il diploma nel 1929: esordì l’anno seguente al Regio di Torino, come Crisotemide nella Elektra di Strauss dopo di che si è esibita nei principali teatri del mondo: in Italia al Carlo Felice di Genova, al Teatro Reale dell’Opera di Roma, al Politeama di Firenze, all’Arena di Verona, al Comunale di Bologna, al San Carlo di Napoli; ma raggiunse la vera e assoluta dimensione di diva alla Scala di Milano nella memorabile stagione 1934-35, nel corso della quale cantò in Faust, Otello, Falstaff e Werther. All’estero calcò i prestigiosi palcoscenici del Covent Garden di Londra, del Metropolitan di New York, del Colón di Buenos Aires, dell’Opera del Cairo.

La sua limpida voce fu veramente eccezionale per schiettezza, fluidità, smalto prezioso del timbro, opulenza dell’organo vocale, omogeneità, ricchezza di vibrazi ni. Ritiratasi dalle scene con Tosca all’Opera del Cairo, si dedicò all’insegnamento.

Le fu sempre accanto il marito Pino Donati, violinista, compositore, direttore d’orchestra, sovrintendente a Verona, Lisbona, Bologna e direttore artistico a Chicago e a Firenze: una coppia cosmopolita e vagabonda, unita dalla musica e dalla comune, totale dedizione allo straordinario mondo dell’opera lirica.

Paola Sacerdoti