» De Cèspedes Alba  
1911 - 1997
 


 

 
Foto cortesia Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano: Archivio Alba de Céspedes, b. 127, fasc. 1, sottofasc. III
Alba de Céspedes, Roma, [1941]  

Il maggior pericolo che corrono le personalità complesse è quello dell’eccessiva semplificazione. È ciò che è accaduto ad una figura eclettica come quella di Alba de Cèspedes, che la storiografia culturale e la critica letteraria hanno avuto il torto di relegare nel limbo della letteratura rosa, laddove il rosa diventa il colore di un limite.

Alba de Cèspedes è stata un’intellettuale vivace e creativa, un’artista della parola e delle azioni, oggi diremmo una grande “comunicatrice”.

Dotata di un grande talento letterario che supportava un’intelligenza dinamica tesa ad agire nella realtà, ha espresso la sua vocazione per la scrittura nei romanzi soprattutto, ma anche nei giornali, nelle sceneggiature televisive, l’ideazione di programmi radiofonici, i testi teatrali, passando per l’impegno politico e la creazione di riviste culturali.

Alba de Cèspedes nasce a Roma nel 1911, sotto il segno dei pesci, dall’allora ambasciatore di Cuba e da una donna italiana. Bilingue, italiano-spagnolo, scrive gran parte delle sue opere nella lingua della madre. Pubblica la prima raccolta di racconti brevi, L’anima degli altri, a ventiquattro anni, e le fanno seguito collezioni di poesie, edite fino al 1976.

Avrebbe scritto, nell’arco della vita, undici romanzi, di cui uno incompiuto, quasi tutti di grande popolarità – e la critica ufficiale difficilmente perdona il successo di pubblico – riuscendo a farsi conoscere ed amare da generazioni di lettori e specialmente di lettrici, per due motivi evidenti: perché le donne leggono di più e poi perché le sue opere di narrativa hanno per protagoniste donne, di cui ha descritto, con arguzia ed abilità, il contrasto tra conformismo e morale individuale.

Il suo primo romanzo è del 1938, Nessuno torna indietro pubblicato da Arnoldo Mondadori, col quale avrebbe avuto, oltre ad un proficuo rapporto di lavoro, anche una solida amicizia che, in più occasioni, avrebbe fatto da cuscinetto al suo carattere determinato e a volte spigoloso, e che l’avrebbe sostenuta in momenti difficili o quantomeno di tensione, per esempio quando il Regime censurò proprio questo primo libro chiedendo il ritiro delle copie, cosa che l’editore non fece.

Nessuno torna indietro, uscito di venerdì diciassette dicembre, divenne subito un best seller internazionale. Certamente poco si allineava all’immagine della donna prescritta dai fascisti quella della donna scaltra e mentalmente autonoma descritta dalla de Cèspedes, alla quale, tra l’altro, non era stato risparmiato il carcere, nel ‘35. Per il feroce contrasto col Regime fascista sarebbe poi stato facile credere al miracolo cubano.

Cresciuta in un ambiente familiare molto coinvolto nella politica (il nonno paterno Carlos Manuel de Cèspedes y del Castillo, era stato il primo presidente di Cuba), Alba partecipò attivamente alla Resistenza e, a Bari, ne fu la voce radiofonica con lo pseudonimo di Clorinda.

Nel 1940 esce Fuga. Nel 1944, prima della fine della guerra, fondò Il Mercurio, una rivista letteraria, che diresse fino al 1948. Sulle sue pagine compaiono, tra le altre, le firme di Moravia, Hemingway, Bontempelli, Aleramo e i disegni di Maccari, Scialoja, Vespignani. Le sue amiche, in quel periodo, sono Paola Masino, Anna Banti, Maria Bellonci; gli amici Vittorini, Brancati, Palazzeschi, Alvaro. Alla chiusura del Mercurio, collaborò con Epoca e La Stampa, per poi dedicarsi quasi totalmente, tra il 1949 e il 1963, ai suoi libri.

È del 1949 Dalla parte di lei, altro grande romanzo e grande successo, che riecheggia atmosfere soffocanti e melodrammatiche ed offre un’indimenticabile galleria di personaggi, fra i quali spicca la protagonista Sandi. Il titolo Dalla parte di lei fu ripreso nel 1953-1961 per una rubrica che teneva sul settimanale Epoca. Seguirono Quaderno proibito (1952), Prima e dopo (1955) e Il rimorso (1962) che è una critica pungente della classe intellettuale.

Nei suoi libri, pervasi da un appassionato senso di emancipazione, irrequietezza e intensità, i motivi di denuncia storico-sociale si conciliano con le esigenze più profonde del suo soggettivismo diaristico. Nel 1960 si trasferisce a Parigi, dove sarebbe restata fino al 14 novembre 1997, data della sua scomparsa, a 86 anni. Pubblica La bambolona (1967), e scrive in francese Sans autre lieu que la nuit (1973) tradotto nell’italiano Nel buio della notte (1976).

Tra le raccolte di poesie ricordiamo Le ragazze di maggio del 1970. Da diversi suoi libri furono tratti film e riduzioni teatrali. L’ultimo romanzo a cui stava lavorando Con gran amor, Con molto amore, era dedicato a Cuba e a Fidel Castro: sarebbe rimasto incompiuto. Si sposò due volte ed ebbe un figlio dal primo matrimonio.

La vita e l’opera di questa donna che ha scelto diverse strade espressive, ottenendo in molte un’ottima riuscita è raccontata, come la trama di un altro dei suoi romanzi, in carte e documenti che lei stessa ha raccolto e conservato lungo l’arco della propria esistenza: lettere, traduzioni, appunti, manoscritti, biglietti, fotografie. E, come per uno strano presagio, ha donato queste carte agli Archivi Riuniti delle Donne, a Milano, giusto otto giorni prima di morire.

Le carte del suo archivio, ordinate come appunti funzionali alla narrazione della sua vicenda umana e letteraria, continuano a dire le ragioni profonde del suo lungo lavoro, a delineare il profilo versatile di una donna che, in un appassionato e raffinato esercizio della scrittura, ha raccontato – e insieme interrogato – la Storia. Per Alba de Cèspedes, l’intellettuale impegnata, la donna tenace, l’artista recalcitrante, una protagonista del Novecento letterario europeo, i due binari su cui compiere il proprio percorso furono quello dello stile, cifra che non passa, e quello dell’ineludibile desiderio di libertà, binari che hanno guidato le scelte della sua vita e la ricerca creativa tra le possibilità della scrittura.

Tjuna Notarbartolo