» Settembrini Luigi  
Napoli, 1813 ivi, 1876
 


 

 
Luigi Settembrini - Museo Centrale del Risorgimento - Roma  

Figlio di un rivoluzionario del 1799, fu educato in un ambiente intriso di spiriti illuministico-giacobini. Avvocato per un breve periodo a Santa Maria Capua Vetere, a Napoli frequentò la scuola di Basilio Puoti.

Nel 1835 ottenne la cattedra di eloquenza nel collegio di Catanzaro, dove fondò una società segreta, i «Figliuoli della Giovine Italia».

Arrestato per cospirazione l'8 maggio 1839 fu poi assolto. Rimesso in libertà il 14 ottobre 1841 negli anni seguenti si divise tra insegnamento privato e impegno politico.

Nel 1847 pubblicò un opuscolo antiborbonico, la Protesta del popolo delle Due Sicilieche suscitò grande scalpore. Per sfuggire ad un nuovo arresto si rifugiò a Malta (3 gennaio 1848), salvo a tornare ben presto a Napoli (7 febbraio) qualche giorno dopo la concessione della Costituzione.

Carlo Poerio lo volle al ministero dell’Istruzione, dove rimase per meno di due mesi (22 marzo-13 maggio). Nel luglio 1848, insieme con Silvio Spaventa, Cesare Braico, Filippo Agresti e altri, fondò la «Grande Società dell'Unità italiana», la cui attività gli causò un nuovo arresto (23 giugno 1849) e la condanna a morte (commutatagli poi in ergastolo e dopo a dieci anni in esilio).

Liberato rocambolescamente dal figlio Raffaele durante il viaggio che doveva condurlo in America, Settembrini si rifugiò a Londra e da lì nella primavera del 1860 raggiunse Torino e poi Firenze, ove pubblicava (4 e 27 luglio 1860) due manifesti (Di ciò che hanno a fare gl'Italiani e Dell'annessione di Napoli al Regno d'Italia), nei quali, dichiarando di non volere i Borboni «neppure per servitori», esortava gl'italiani del Mezzogiorno a unirsi al resto d’Italia sotto lo scettro di Vittorio Emanuele.

Un mese prima (giugno 1860) aveva avuto da Terenzio Mamiani la cattedra di letteratura latina e greca nell'Università di Bologna, alla quale, peraltro, rinunziò non appena l'ingresso di Garibaldi a Napoli gli consentì di tornare nella sua città natale, che non lasciò più. Rifiutata la carica di direttore generale dei Lavori pubblici, offertagli dalla luogotenenza, accettò quella d'ispettore generale dell'Istruzione pubblica.

Nel 1862 diventava professore di storia della letteratura italiana nell'Università di Napoli. Con De Sanctis fondava l’«Associazione unitaria costituzionale», di cui fu a lungo presidente, collaborando con assiduità a «L'Italia», organo dell’Associazione, finché De Sanctis, che lo dirigeva, non lo trasferì a Firenze (1866).

Nel 1873, già malandato in salute e precocemente invecchiato, fu nominato senatore. Frutto del suo insegnamento universitario furono le Lezioni di letteratura italiana (3 voll., 1866-1872); ma il suo nome resta soprattutto legato alle Ricordanze della mia vita pubblicate postume, con la prefazione di Francesco De Sanctis nel 1879. Sono il documento di una vicenda personale limpida e intransigente, resa con grande maestria letteraria e arricchita di ritratti, bozzetti e aneddoti.

Documenti
 

La Giovane Italia

Il capitolo VIII dell’autobiografia di Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita, si riferisce all’incontro avvenuto nel 1835 tra il giovane professore napoletano e Benedetto Musolino, fondatore della setta “I figli della giovane Italia”. Sebbene il nome ricalcasse quello della società mazziniana, la struttura della setta era ancora carbonara e aveva un’ideologia fortemente influenzata dall’illuminismo. I cospiratori vennero scoperti e processati. Settembrini venne assolto dopo aver scontato tre anni e mezzo di detenzione.

L. Settembrini, Ricordanze della mia vita, a cura di A. Omodeo, Bari, Laterza, 1934, pp. 58-65.

 

La rivoluzione del 1848 a Napoli

L’ultimo capitolo della I parte dell’autobiografia di Settembrini, Ricordanze della mia vita, – la II parte è costituita da materiale grezzo come racconti, taccuini e corrispondenze perché la morte dell’autore, nel 1876, interruppe la stesura della narrazione – e si riferisce al moto rivoluzionario del maggio 1848 a Napoli, duramente represso da re Ferdinando II. Settembrini, pur criticando l’inettitudine dei liberali e l’anarchia demagogica che regnava nelle file della «rivoluzione», partecipò al moto napoletano che gli costò, dopo una prima condanna a morte, otto anni di carcere.

L. Settembrini, Ricordanze della mia vita, a cura di A. Omodeo, Bari, Laterza, 1934, pp. 189-203.

 

La “protesta” contro Ferdinando II

Il III capitolo dell’opuscolo Protesta del popolo delle Due Sicilie, uscito anonimo nell’estate del 1847, costrinse Settembrini ad un esilio volontario non appena venne riconosciuto come il vero autore del pamphlet. La Protesta è un atto d’accusa durissimo contro il re Ferdinando II, presentato come la personificazione di tutti i mali e le sventure del Regno, e rappresenta un documento importante – aggiungendosi al precedente Saggio di Cuoco e precedendo le Lettere di Gladstone – nella costruzione di quell’immagine desolante del Regno borbonico che ebbe larga letteratura in tutta Europa.

L. Settembrini, Protesta del popolo delle Due Sicilie, a cura di E. Emanuelli, Milano, Edizioni di Uomo, 1944, pp. 30-42.