» Brofferio Michelangelo detto Angelo  
Castelnuovo Calcea (Asti), 1802 - Locarno, 1866.
 


 

 
Angelo Brofferio - 1865 ca.  

Proveniente da una famiglia di medici, nel 1817 si trasferì con la famiglia a Torino, dove studiò filosofia e giurisprudenza. Dal padre attinse sia l’entusiasmo per i principi rivoluzionari e repubblicani che una certa vena poetica, che ebbe modo di esprimersi soprattutto nel teatro. Formatosi in un ambiente culturale intriso degli spiriti della tragedia di Vittorio Alfieri, Brofferio entrò successivamente in contatto con l’ambiente letterario milanese (1825) e nel 1826 fu a Parigi.

Secondo una preoccupazione tipica della cultura democratica ottocentesca, Brofferio fu particolarmente interessato al problema del carattere popolare della letteratura, al ruolo del dialetto e alla figura del poeta, capace di parlare a tutti.

Ebbe scarse esperienze cospirative, ma coltivò violenti accenti radicali. La sua fama letteraria è legata soprattutto alle Canzoni piemontesi (1839 e 1843). Qui, la canzoncina facilmente orecchiabile, scritta in un dialetto ricco e vivace, espresse nel modo più efficace le venature sociali che arricchivano le sue convinzioni democratiche d'origine così scopertamente letteraria, alfieriana e foscoliana.

Nell’aprile del 1848 fu eletto deputato nel collegio di Caraglio. Rimase in Parlamento fino alla morte, tranne due brevi interruzioni nel 1853 e nel 1860. Si rivelò subito un oratore abilissimo e fin dalla prima legislatura, composta in prevalenza di uomini usciti come lui dai movimenti e dalle correnti di opposizione dal 1821 in poi, assunse entro la battagliera minoranza democratica una posizione nettamente radicale.

Fu un violento oppositore di Gioberti, quando questi divenne presidente del Consiglio nel 1849 e dopo la sconfitta di Novara che segnò la fine della prima guerra di indipendenza chiese che il Parlamento si proclamasse in seduta permanente, propugnò la guerra di popolo e l'estensione della cittadinanza a tutti gli emigrati.

Negli anni Cinquanta la sua opposizione alla classe dirigente liberale si inasprì ulteriormente. Scrisse le Fisionomie parlamentari, un volumetto di violenta satira, uscito per le elezioni del dicembre 1853, che lo videro escluso, sia pure per un mese soltanto, dalla Camera; quindici Nuove canzoni piemontesi, sui più svariati temi di politica interna ed estera, pubblicate in altrettante dispense fra il 1854 e il 1855; e un ultimo infelice tentativo drammatico, Il Tartufo Politico, dove Cavour e la sua alleanza con Napoleone III venivano presentati come espressione del più cinico arrivismo e di un pieno disprezzo per ogni aspirazione alla libertà e all'indipendenza d'Italia. Non volle la spedizione di Crimea e si oppose violentemente a tutto il lavorio diplomatico che la seguì, fino all'alleanza e all’intervento francese.

Tra l’aprile e il maggio del 1855, Vittorio Emanuele II si rivolse riservatamente a Brofferio, come all'esponente più in vista della Sinistra, nel tentativo di sostituire Giacomo Durando, suo antico compagno di cospirazione, al dimissionario Cavour. La campagna contro Cavour (che si disse appoggiata dal re) caratterizzò l’iniziativa politica di Brofferio nella seconda metà degli anni Cinquanta. Non gli giovò. Alle elezioni del 1860, Brofferio fu sconfitto in tutti i collegi dove si presentò. Rieletto nel 1861, gli ultimi anni furono segnati da difficoltà economiche e salute malferma. Morì nella sua villa della Verbanella presso Locarno, il 25 maggio 1866.