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Dagli anni Cinquanta ad oggi (1951-2011) » Santambrogio Piera  
1923 - 2009
 

 

 
Ignoto - Tito Speri (1825-1853). 1852 circa - Musei Civici Milano  

Occhi verdi, sorriso accattivante, capelli ricci e curatissimi, carattere estroverso. Piera Santambrogio nel 1945 è una studentessa in medicina che problemi di salute hanno portato all'ospedale militare di Baggio, allora periferia milanese, e quindi a quello di Roma. Qui sono arrivati gli americani e hanno installato attrezzature modernissime, fantascientifiche per i medici italiani abituati a utilizzare metodi antichi.

Piera è affascinata dalle novità, comprende il vuoto scientifico e culturale delle nostre strutture e decide di impegnarsi perché quei macchinari rivoluzionari possano entrare in tutti gli ospedali della penisola. Inizia a fare la spola con gli Stati Uniti, per vedere con i suoi occhi che cosa merita di essere importato. Esordisce proprio nel 1945, con l'aerosol.

Negli anni Cinquanta è a Niguarda, e benché non abbia potuto terminare gli studi in medicina lavora a stretto contatto con il famoso cardiochirurgo Angelo De Gasperis. «Erano i tempi in cui per avere un'apparecchiatura non si poteva ordinare su un catalogo che non esisteva», ricorda. E allora che decide definitivamente di trasformarsi in imprenditrice, di visitare i più prestigiosi laboratori di ricerca americani, di importare quanto di più moderno e sofisticato esista e sia già sperimentato Oltreoceano. Firma contratti in esclusiva, inizia a fare arrivare in Italia le apparecchiature che consentono di realizzare autentici “miracoli”: la macchina per la circolazione extracorporea cuore-polmone per l'impianto di by-pass, i pacemakers, le suturatici automatiche. Ogni volta torna con nuovi prodotti e gira gli ospedali italiani per spiegare, con l'entusiasmo di chi crede in ciò che fa, il loro funzionamento. Riesce sempre a convincere. «Mi prendevano per matta – ha sempre sottolineato – perché ai tempi non si era mai vista una donna che facesse queste cose».

Piera Santambrogio non si è mai fermata nella ricerca di strumentazioni sempre più nuove, per tutte le branche della medicina.

Ha fondato la Bosa elettromedicali, un'azienda prestigiosa e leader nel settore, con sede in via Sardegna a Milano. Qui per anni ha lavorato 16 ore al giorno, senza mai concedersi ferie, ma anche senza rinunciare a fare vita mondana. Solo verso i sessant'anni si è abituata a trascorrere tre settimane di vacanze in agosto, all'Argentario, in uno splendido appartamento con vista su Giannutri e Montecristo.

Il 16 luglio 1986 tanta passione viene premiata con un riconoscimento ufficiale: la medaglia di commendatore. Un impegno che per decenni l'ha vista anche alla presidenza della sezione lombarda dell'Aidda, l'Associazione delle donne imprenditrici dirigenti d'azienda. Una realtà alla quale dà molto, perché vuole che le donne possano aprirsi varchi sempre più ampi e prestigiosi nel mondo del lavoro. E, da donna colta e sensibile qual è, si distingue anche per avere sponsorizzato il restauro dell'“Ultima cena” di Rubens e di altre opere d'arte della Pinacoteca di Brera, nella sua Milano.

Piera Santambrogio non si è mai sposata, e ha sempre preteso di essere chiamata signorina. «Ma odio le ipocrisie» ha confessato a tutti coloro che l'hanno intervistata. «Non mi sono sposata perché il lavoro ha assorbito tutte le mie energie. Questo però non significa che non abbia avuto una vita sentimentale. Ma amo la mia libertà, non la baratterei con niente al mondo».

Ha altre passioni, Piera Santambrogio: i gioielli, di cui ha una straordinaria collezione e che sfoggia volentieri alle numerose occasioni mondane alle quali partecipa. E l'organo, che suona la sera per rilassarsi, con un repertorio di canzonette che vanno dagli anni Dieci agli anni Cinquanta. Canzoni romantiche, assolutamente impensabili se non si conoscesse la solarità del carattere di questa donna che ha trascorso gran parte della sua esistenza nelle sale operatorie, per vedere al lavoro i chirurghi più celebri, e capire che cosa li potesse aiutare nel loro lavoro.

Gloria Ghisi

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