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Dagli anni Cinquanta ad oggi (1951-2011) » Colnaghi Boriani Jone  
1914 - 1989
 


 

 
Foto cortesia Carvico Spa  

L'imprenditore resta una delle attività più ardue per le donne, che quando in quella riescono, lo fanno pagando prezzi non piccoli di affetti e di vita privata al mestiere contemporaneo che più assomiglia a quello degli antichi condottieri, e per ciò sembrerebbe richiedere alto testosterone e spirito di battaglia.

Eppure la vita e l'opera di Jone Boriani Colnaghi, milanese del 1914, bionda, bella e solare, rappresentano un caso che contraddice la prassi con esemplare puntualità. Si potrebbe tentare di giustificare il suo (apparentemente) facile successo dicendola figlia d'arte, dacché il padre era produttore di minuterie metalliche, tuttavia sarebbe debole alibi. È pur vero che i primi passi li muove proprio nell'adorata ombra paterna, seguendo l'amministrazione dell'azienda.

Ma in realtà Jone, quando comincia, nel 1936, ad appena 22 anni, si distingue per quello che oggi definiremmo Row profile: un piccolo laboratorio con due macchine da cucire partendo da quello che fino ad allora era solo un hobby tra una partita doppia e una voce d'ammortamento: disegnare biancheria intima per signora e per bambina. «Che fosse artigianale è ovvio», è stato il suo giudizio, «eravamo in due!».

Gli affari vanno presto bene anche se il punto di svolta, a voler cercare un culmine cronologico, è probabilmente nel dopoguerra, quando la Boriani, sensibilissima alle innovazioni, coglie la grande opportunità offerta dall'arrivo del nylon, giunto con le truppe americane, liberatorio talismano in forma di calze femminili.

Da qui in poi, il percorso della storia imprenditoriale è tracciato e, senza indugiare sulle tappe, si può balzare senz'altro alla grande Imec di Paderno d'Adda, core business, appunto, nella biancheria intima e nei costumi, che nel massimo splendore degli anni Sessanta e primi Settanta arriva ad avere un migliaio di dipendenti. Per trovare le prove che, nella biografia di Jone Boriani, contraddicono i luoghi comuni sulla donna imprenditrice, dobbiamo ripartire da quell'amata figura paterna e seguire il percorso parallelo della vita degli affetti, quella appunto che tante donne sacrificano in varia ma cor posa misura all'avventura della loro impresa.

Jone infatti, riflettendo sul suo successo, ha osservato: “Nel mio lavoro non ho trovato particolare difficoltà. Da parte maschile? No, anzi: sono stata aiutata, dagli uomini”. Aiuto anche familiare, considerato che il marito Nino Colnaghi, dopo il matrimonio, invece di vivere l'intraprendenza di lei come una diminutio, diventa suo socio, la sostiene, la incoraggia, la solleva dalle più noiose fatiche per lasciarla libera di darsi maggiormente agli impegni creativi. I maschi, insomma, nella sua storia (in anni in cui ancora il maschio si riconosce nella figura dominante del capobranco e capofamiglia) non interpretano mai il ruolo di antagonisti con cui misurarsi, ma di amici e alleati.

Ma non basta. Perché intorno a Jone Boriani Colnaghi rintracciamo i segni di una famiglia solida e presente, con ben cinque figli tra cui, dopo Franca e Giuseppe, si distinguono le tre gemelline Margherita, Nicoletta e Stefania.

La maternità, invece di essere un ostacolo da procrastinare, diventa esibita in questa abbondanza. E non solo in essa: la signora, invece di lasciarla appena accennata, traccia biografica sulle quinte della propria esistenza, la porta nell'impresa e addirittura la esibisce, come se le fosse impossibile appiattirsi in una sola dimensione: le tre gemelle divengono infatti protagoniste di un celebre Carosello che fa ormai parte della storia della comunicazione pubblicitaria. E i cinque figli, con tempi e modi diversi, trovano tutti spazio in azienda.

A questo punto l'oleografia è compiuta, quasi imbarazzante nella sua idilliaca integrità: Jone Boriani Colnaghi è riuscita a essere imprenditrice non solo senza rinunciare a essere figlia adorante, moglie, madre, amica di uomini in un mondo maschile che per lei sembra improvvisamente pronto ad aiutare e adoperarsi, ma per fino componendo armonicamente famiglia, affetti, maternità, affari, innovazione imprenditoriale. Tra la tesi dell'angelo del focolare e l'antitesi della donna in carriera, attinge una personale, esemplare sintesi.

Aurelio Magistà

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