Navigazione: » Italiane » Biografie » Dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra (1915-1950)
Motore di ricerca

Cerca all'interno
dell'archivio

   Dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra (1915-1950)
  Dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra (1915-1950)
Seleziona una lettera:

0-9 A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
  Gli articoli pił visualizzati
Bandiera Italiana
  Sito ottimizzato
Ottimizzazione

Sito ottimizzato per una risoluzione di 1024x768px o superiori.

Browser/applicazioni consigliate

  • Firefox 3+
  • Crome - tutte le versioni
  • Internet Explorer 7+
  • Opera 9+
  • Safari 5+
  • Adobe Acrobat Reader o altro lettore pdf (per visualizzazione documenti)
 

Dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra (1915-1950) » Gubitosi Emilia  
1887 - 1972
 
 
Foto cortesia Associazione Alessandro Scarlatti, Napoli  

La casa napoletana in cui visse Emilia Gubitosi, insieme con il marito, il musicista Franco Michele Napolitano, organista e compositore, a salita Tarsia 23, era grande ed estremamente ospitale.

La cucina e la bellissima sala da pranzo, gestite dall'alta, imponente governante Giovanna, accoglievano a tutte le ore i musicisti e i giovani allievi che frequentavano quell'alloggio. Oltre alle lezioni, nelle sale si eseguivano, come da tradizione, splendidi concerti casalinghi per il puro, genuino piacere della musica. La biblioteca era ricchissima, e non solo di testi musicali; c'era un leggio per compilare le schede di catalogazione bibliografica che sembrava non completarsi mai.

Se ne erano capaci, Emilia chiedeva anche ai suoi giovanissimi ospiti di aiutarla, e per loro sistemava una predella nel caso che, per la bassa statura, non fossero arrivati a scrivere sul leggio. Oggi l'alloggio è sede della Fondazione Napolitano-Gubitosi, istituita nel 1961, ancora luogo prezioso di consultazione, ricerca e promozione musicale per la città di Napoli.

Emilia Gubitosi è stata la prima donna in Italia a conseguire il diploma di composizione, e a soli diciotto anni. Fu necessario chiedere al ministro un permesso speciale, perché all'epoca era vietato alle donne frequentare quel corso, il più alto e completo degli studi accademici di musica. Emilia allora era già diplomata in pianoforte: per entrambi gli esami finali massimo dei voti, lode e menzione speciale.

Aveva fatto i suoi studi musicali nel Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli e lì in seguito – dal 1914 al 1957 – fu titolare della cattedra di Teoria e Solfeggio. In quel Conservatorio di Musica, il più antico del mondo, oggi un'aula le è intitolata.

Come tutti i veri maestri, con i suoi allievi era terribile, esigentissima, ma aveva un'autentica vocazione di talent scout: legava a sé in un rapporto di possessiva esclusività quei giovani nei quali scopriva passione e talento per la musica, forse anche per compensare la mancanza di figli, unico neo in un matrimonio che fu un felice e dura turo sodalizio sentimentale e artistico.

Ma non fu solo un'insegnante eccezionale: svolse una notevole attività concertistica in Italia e all'estero da pianista, compose opere (Gardenia Rossa, Ave Maria, Nada Delving, Fatum), musiche per orchestra, per coro, da camera, solistiche; revisionò musiche antiche e scrisse vari metodi di teoria e solfeggio per le scuole.

Nel 1918 fondò l'associazione Alessandro Scarlatti, che dall'anno seguente guidò con il marito e ad essa dedicò gran parte delle sue energie, della sua passione, del suo spirito imprenditoriale. Ne ha diretto anche il coro.

Assieme al Teatro San Carlo, questa associazione, tra le due guerre e successivamente, è stata il centro di un'attività musicale dinamica, coraggiosa, innovativa non solo per Napoli, ma per l'intero Sud d'Italia: grazie alla sua intraprendenza e al suo intuito, i napoletani ascoltarono per la prima volta le musiche di Ravel, Stravinskij, Milhaud e le esecuzioni di Benedetti Michelangeli, Milstein, Backhaus, Celibidache, Mitropoulos, Maag (fu la prima a chiamarlo a dirigere in Italia). Con tutti loro ebbe, oltre che rapporti di lavoro, anche di sincera e reciproca amicizia a Napoli come ad Anacapri, dove aveva una splendida seconda casa. Con l'orchestra e con il coro della Scarlatti viaggiò in tutto il mondo.

Emilia aveva uno sguardo fiammeggiante, era molto curata nel vestire, camminava sempre con un bastoncino, forse per via dei tacchi altissimi che portava, essendo molto piccola di statura. Era profondamente religiosa, un po' anticlericale e anche superstiziosa, come molti napoletani: se vedeva qualcuno con la nomea di iettatore girava lo sguardo, cambiava strada e faceva gesti di scongiuro.

Il suo italiano era reso vivace da alcuni termini dialettali, come ancora oggi si esprime l'aristocrazia intellettuale partenopea. I suoi gusti netti: detestava la musica di Goffredo Petrassi e considerava invece come unico grande musicista italiano contemporaneo Ildebrando Pizzetti.

È sepolta vicino al marito ad Anacapri in una sorta di mausoleo costruito, loro ancora vivi, dall'architetto Roberto Pane, decorato con delle canne d'organo e una chiave di violino in bronzo.

Paola Sacerdoti

   Stampa