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   Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale (1861-1914)
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Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale (1861-1914) » Postorino Brigida  
1865 - 1960
 


 

 

Nella Calabria poverissima di fine Ottocento una giovane benestante – figlia d'un commerciante all'ingrosso di pasta – ispirandosi alla scuola che aveva frequentato, diretta dalle Suore della Carità della francese Giovanna Antida Thouret, fondò una congregazione di religiose per l'educazione delle ragazze di media e bassa classe sociale, unendo ai rudimenti scolastici le basi di una educazione cristiana.

Secondo il modello di analoghe fondazioni che si stavano moltiplicando in Italia settentrionale, Brigida voleva autofinanziare gli istituti fornendo attività educativa almeno in parte a pagamento ma trovò forti opposizioni nel tessuto sociale in cui agiva. Probabilmente utilizzando un proprio capitale familiare, procedette da sola alla scelta e all'acquisto d'una casa a Catona per fondare la congregazione, all'inizio di otto suore, e aprire una prima scuola per fanciulle.

La scuola si rivelò un successo e subito dai paesi vicini arrivarono nuove richieste. Le fu invece più difficile far rispettare la sua volontà dal vescovo di Reggio Calabria per quanto riguardava il vestito delle suore: «Per contentare il cardinale accettai il suo volere negli indumenti che dovevano ricoprire il capo e il petto [...] ed essi più che mai mi fecero soffrire, fisicamente e moralmente, perché contrari al mio gusto estetico del tutto». Per il nome riuscì a resistere e ottenne l'approvazione al suo istituto, nel 1899, come Figlie dell'Immacolata.

Anche nella scrittura delle regole – che sintetizzò nelle formule «amore e zelo» e «cuore e braccio» – riusci a fare da sola, senza influenze esterne ma con l'aiuto delle consorelle. Eletta superiora a vita, in dieci anni fondò dieci case dopo la prima, tutte nelle province di Reggio e Messina.

Un inizio trionfale – nel 1900 fu anche ricevuta da Leone XIII – dovuto al fatto che la sua iniziativa costituiva nel Mezzogiorno un caso eccezionale, e quindi era molto valorizzata sia dalla Santa Sede che dalle istituzioni laiche. Ma i problemi non mancavano: nel Sud le autorità ecclesiastiche erano restie a dare fiducia e autonomia a una donna, e un altro problema era costituito dall'ingerenza di famiglie altolocate dei paesi.

Dietro consensi e complimenti si celavano spesso maldicenze e invidia, e queste emersero dopo il terremoto del 1908, che distrusse gran parte delle case e causò la morte di ventiquattro religiose. Brigida scoprì che le suore superstiti venivano scoraggiate dal riaprire gli istituti proprio dai supposti amici. Seppe comunque ricominciare da capo, aprendo un noviziato a Torre del Greco e poi recandosi a Roma a chiedere aiuto alla Santa Sede. Ma, incapace di destreggiarsi nell'ambiente di curia, perse la sua autonomia accettando d'aprire una casa per la gioventù a Roma e di trasferirvi la casa generalizia. Alcuni prelati la spinsero a un investimento superiore alle sue possibilità e nel 1926 il debito delle immacolatine ammontava a due milioni di lire per la cattiva amministrazione di preti, vicini al Vaticano, che ne traevano personale tornaconto.

Brigida, caduta gravemente ammalata in questa situazione drammatica, offrì il suo dolore per la salvezza dell'istituto. Fu costretta a rinunciare al ruolo di superiora e a vedere che le suore succedutele aggravavano la crisi. Nel 1941, nel momento più drammatico - la congregazione era così mal governata che il visitatore apostolico aveva sospeso il consiglio generale in carica - le religiose scrissero a Pio XII per ottenere che Brigida venisse rieletta superiora generale. E prima della morte Brigida ebbe la soddisfazione di vedere la sua congregazione funzionare di nuovo bene, sia dal punto di vista dell'amministrazione che da quello dell'impegno spirituale.

Lucetta Scaraffia

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