Navigazione: » Il Risorgimento » Chiesa e religione » La nuova Italia e la Chiesa cattolica
Motore di ricerca

Cerca all'interno
dell'archivio

   La nuova Italia e la Chiesa cattolica
  Gli articoli pił visualizzati
Bandiera Italiana
  Sito ottimizzato
Ottimizzazione

Sito ottimizzato per una risoluzione di 1024x768px o superiori.

Browser/applicazioni consigliate

  • Firefox 3+
  • Crome - tutte le versioni
  • Internet Explorer 7+
  • Opera 9+
  • Safari 5+
  • Adobe Acrobat Reader o altro lettore pdf (per visualizzazione documenti)
 

La nuova Italia e la Chiesa cattolica » La massoneria  
 


 

 
Duroni e Murer - Ritratto di loggia massonica - fotografia - Museo Centrale del Risorgimento - Roma  

Bandita da tutti gli Stati preunitari dopo il Congresso di Vienna perché identificata con le forze rivoluzionarie, duramente avversata dalla Chiesa cattolica con reiterate scomuniche emesse da tutti i pontefici a partire da Clemente XII, la massoneria ricomparve nella penisola italiana soltanto nell'ottobre del 1859, quando, a Torino, un gruppo di liberali cavouriani costituirono il primo embrione della massoneria nazionale con la loggia “Ausonia”, che successivamente avrebbe dato vita al Grande Oriente Italiano, poi ribattezzato Grande Oriente d'Italia (GOI).

La massoneria, dopo essere stata riorganizzata nel 1805 da Napoleone Bonaparte, ed essere diventata uno strumento al servizio della politica imperiale, era di fatto scomparsa dalla penisola con la Restaurazione e si era ricostituita soltanto in quel particolare periodo storico a cavallo tra la seconda guerra d'indipendenza e la spedizione dei Mille.

Dal 1820 al 1859, dunque, con le sole eccezioni delle logge “Trionfo ligure”, sorta nel 1856 a Genova, e “Oriente ligure”, sorta a Chiavari, la massoneria fu, di fatto, assente dalla scena italiana. Venne ricostituita, invece, tra il 1859 e il 1861 con la precisa necessità politica dei gruppi liberali di poter disporre di uno strumento organizzativo attraverso il quale svolgere un'opera di aggregazione delle élites moderate della penisola a favore del nascente Stato unitario.

I valori di riferimento della massoneria, oltre a quelli classici della tradizione illuministico-rivoluzionaria, iniziarono ad essere declinati in modo diverso. Allo spiritualismo deista delle origini si sostituì un laicismo viscerale che spesso sfociò in un violento anticlericalismo. Il contrasto con la Chiesa cattolica si caricò della contrapposizione fra i gruppi liberali e democratici che si riconoscevano nello Stato nato dal Risorgimento e tra coloro i quali, all'opposto, non riconoscevano le basi politico-culturali dello Stato liberale.

Tra i nomi più importanti della massoneria, di questo primo periodo, bisogna ricordare Livio Zambeccari, Casimiro Teja, Giuseppe La Farina, Michele Coppino, Pier Carlo Boggio e Costantino Nigra. La morte improvvisa di Cavour non permise di assegnare la carica di Gran Maestro allo statista sabaudo; tuttavia, il 31 agosto del 1861, venne designato Costantino Nigra, che di Cavour era stato uno dei più importanti collaboratori. L'ambasciatore di Parigi, nella lettera con cui, il successivo 3 ottobre, accettò la nomina, si affrettò a precisare che la massoneria, «oltre il generale suo scopo, deve avere quello di aiutare il movimento politico dell'Italia».

Il momento ufficiale di fondazione della massoneria in Italia è rappresentato dall'assemblea, che si svolse a Torino dal 26 dicembre 1861 al 1° gennaio 1862 e che vide la partecipazione di 23 logge. Fin dall'inizio, l'associazione accolse tra le sue file esponenti e correnti diverse del mondo liberale, che ebbero modo di confrontarsi già dalla prima assemblea.

 


 

  Disdéri & C.ie - Costantino Nigra (1827-1907) - 1855 - carte de visite - Museo del Risorgimento - Brescia

Nel corso della riunione, che pure riconfermò Nigra nella carica di Gran Maestro del GOI, alcuni democratici, infatti, ottennero di conferire il titolo di “Primo Libero Muratore Italiano” a Giuseppe Garibaldi. Il 1° marzo 1862 Nigra venne sostituito da Filippo Cordova, ex ministro di Cavour, che prevalse sul nizzardo per pochissimi voti.

Garibaldi fu, senza dubbio, l'esponente più celebre della massoneria italiana ottocentesca. Iniziato alla massoneria nel 1844 nella loggia irregolare “L'Asil de la Vertud” di Montevideo, regolarizzò la sua posizione, sempre nello stesso anno nella capitale uruguaiana, nella loggia francese “Les Amis de la Patrie”.

Nel giugno del 1860, dopo la conquista di Palermo, il nizzardo venne elevato al grado di Maestro massone in un'obbedienza diversa dal Grande Oriente d'Italia, il Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato. E pochi giorni dopo l'elezione del Cordova alla guida del GOI, Garibaldi divenne Gran Maestro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato e affiliò tutto il suo stato maggiore: Francesco Nullo, Giuseppe Guerzoni, Giuseppe Missori, Enrico Guastalla, Giuseppe Nuvolari e il figlio Menotti Garibaldi.

Si venne così a creare un dualismo politico tra le due obbedienze, una liberal-moderata al Nord e l'altra democratico-garibaldina al Sud, che stava però a dimostrare come, in questa fase, alla massoneria venisse attribuita una funzione essenzialmente politica, uno strumento organizzativo e di raccordo tra le varie correnti politiche.

Nel maggio del 1864, nell'assemblea costituente di Firenze, quando la componente democratica riuscì a prevalere su quella moderata, Garibaldi venne eletto anche Gran Maestro del GOI, carica che tenne per pochi mesi – fu costretto a dimettersi dopo violente polemiche e divisioni – e al suo posto subentrò Francesco Di Luca.


 

 
Dedicato ai due prodi campioni della indipendenza italiana dalla Massoneria italiana a Garibaldi e Mazzini - 1870-80 - litografia a colori - Fondazione Spadolini, Nuova Antologia - Firenze  

Tuttavia l'assemblea chiamò a far parte del gruppo dirigente noti esponenti progressisti, come Luigi Settembrini, Giovanni Nicotera e Tommaso Villa, e indicò in Roma la «capitale naturale» del paese e la sede futura del Grande Oriente d'Italia.

Per il nizzardo la massoneria era l'unico organismo che avesse una pur labile base nazionale e doveva rappresentare lo strumento di aggregazione delle forze progressiste italiane. Per questo, nel giugno 1867 accettò la nomina di Gran Maestro onorario del GOI.

La riunificazione tra le due obbedienze si concretizzò nell'aprile del 1872, per iniziativa di Giuseppe Mazzoni e di Federico Campanella, rispettivamente alla guida del GOI e del nucleo siciliano, in un'assemblea nel teatro Argentina di Roma che beneficiò, indubbiamente, anche dell'ondata emotiva che aveva seguito la morte di Mazzini, a cui parteciparono 153 logge distribuite in 14 regioni italiane e alcuni paesi stranieri.

 

La rinascita della massoneria

Nel brano che riproduciamo, lo storico Fulvio Conti, ripercorre sinteticamente le principali tappe della storia della massoneria dal 1859 al 1872.

F. Conti, Massoneria e sfera pubblica nell'Italia liberale, 1859-1914, in La massoneria, a cura di G. M. Cazzaniga, Torino, Einaudi, 2006, pp. 579-589.


La massoneria contro la Chiesa

La lotta contro gli ordini religiosi e l'incameramento dei beni della Chiesa per sostenere le spese durante il processo di unificazione nazionale rappresentano uno degli obiettivi più importanti della classe dirigente liberale e della massoneria.

A. Pellicciari, Risorgimento da riscrivere, Milano, Ares, 1998, pp. 179-181.


La loggia “Ausonia”

I documenti qui riprodotti rappresentano i primi atti della loggia “Ausonia”, fondata a Torino nel 1859, che rappresenta la prima forma embrionale della massoneria in Italia.

Documenti e verbali della Loggia Ausonia (1859), in La liberazione d'Italia nell'opera della massoneria, a cura di Aldo A. Mola, Foggia, Bastogi, 1990, pp. 87-88.

 

Lionello

Il brano che riproduciamo è uno stralcio di uno dei più importanti e diffusi romanzi storici antirisorgimentali scritti da una delle firme di punta di «Civiltà Cattolica», padre Antonio Bresciani. La battaglia contro la setta massonica, identificata con le idee giacobine e rivoluzionarie, rappresenta uno dei tradizionali bersagli della pubblicistica cattolica del periodo.

A. Bresciani, Lionello, in «Civiltà Cattolica», 3, 1852, 10, pp. 42-60.

   Stampa
  Galleria immagini